CORO LIRICO CITTA' DI RIMINI “A. GALLI”
Matteo Salvemini direttore
Mauro Ferrante organo
Sonig Tchakerian violino

Programma:
Perosi Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore per violino e orchestra
I Allegro
II Largo
III Allegro - Largo - Allegro
Massari Andante espressivo per orchestra d'archi
Massari Messa Melodica
Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Interludio, Benedictus, Agnus Dei
LONTANO DAL TEATRO di Matteo Salvemini
Scorrendo l’agile “Autobiografia” di Augusto Massari (San Giovanni in Marignano 1/6/1887 - Rimini 14/1/1970) pubblicata nel centenario della nascita, si può conoscere un uomo percorso da una profonda e precoce passione per la musica che lo porterà ad essere un prolifico compositore nonché esecutore (concertatore e direttore d’orchestra); allievo ed estimatore di Amintore Galli che lo scelse come direttore per la prima esecuzione della suaMissa Pacis, e profondo ammiratore di don Lorenzo Perosi, di cui eseguì un cospicuo numero di opere.
Le due composizioni in programma: l’Andante Espressivo per archi del 1915 e la Messa Melodica per due voci organo e archi del 1935, danno una breve sintesi dei suoi due filoni compositivi più importanti: la musica sacra e quella operistica. La prima composizione, pur essendo un brano autonomo non destinato al teatro, potrebbe benissimo essere un Intermezzo d’opera in cui reminiscenze cercano di farsi strada fra sospensioni, frammentazioni ed esitazioni conducenti ad una morbida melodia in re maggiore, enunciata dai Violini primi, che potremmo definire Tema d’Amore, il quale sembra invitare, poi implorare, indi realizzarsi in un duetto, con i Violini secondi, che si intesse sugli arpeggi delle viole e dei violoncelli mentre uno solo di essi si stacca, voce solitaria, quasi a commentare, voce fuori campo, l’onirico intreccio che bruscamente viene interrotto come per riportare alla realtà i due amanti che si divideranno ancora, forse, questa volta, per sempre. La Messa Melodica, scritta per coro a due voci è evidentemente destinata, come i numerosi altri lavori sacri del Massari, alla fruizione celebrativa sacra, e quindi prevede, per una agevole ed immediata esecuzione, di mezzi limitati: il coro accompagnato dall’organo e dai soli archi. Dopo il Kyrie, il Gloriaed il Credosono enunciati con discorsività senza la consueta divisione in numeri chiusi dei versetti che, di solito, frammentano il testo a blocchi, e sono praticamente assenti reiterazioni dello stesso testo, le quali sposterebbero l’attenzione sulla musica. Concludono il lavoro il Sanctuse il Benedictusintrodotto da un breve Interludiodei soli archi, indi l’Agnus Dei. L’intero lavoro è percorso dal tema del Kyrie iniziale, quasi fosse un leitmotiv.
Le due voci del coro, acute (soprani/tenori) e gravi (contralti/bassi), procedono all’unisono, si alternano e poi si uniscono in brevi aperture con un semplice contrappunto, quasi come un atto di umile rinuncia dell’Autore all’esibizione della propria arte compositiva per non distogliere i fedeli dalla preghiera.
Con semplicità e discrezione vengono rispettati i dettami liturgici ceciliani, che rifuggono la contaminazione col genere operistico di cui molta musica sacra è accusata di risentire (come per esempio in Rossini ed in Verdi), ma è al tempo stesso infusa di una squisita cantabilità che le valgono il titolo diMelodica e ne fanno un lavoro godibile anche al di fuori della stretta destinazione sacra.