
Tecno Zaclén
The Art of Drilling Core
Performance multidisciplinare che unisce musica sperimentale, poesia performativa, videoproiezioni, installazione sonora, interventi teatrali e visivi
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elettronica Pierangelo Caforio, Giovanni Tommaso Garattoni, Roberto Russo
voce Rita Lilith Oberti
chitarra acustica Alfredo Ferrucci
chitarra elettrica Paolo Pedro Pedretti
fisarmonica Giordano Giannarelli
flash poetry Paolo Nessuno
regia Alessandro Fabbri
visual environment Carmine Deep Stellaccio
audio Gabriele Tommasini
Durata: 75 minuti
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Tecno Zaclén si configura come agente evocativo che reperta e rimasterizza il passato, dissodandolo e riportandolo alla luce, favorendo la genesi di nuovi frutti. Sono della materia di cui sono fatti il punk, il folklore, la poesia, l’arte, l’invenzione e naturalmente la musica: poco suonata, molto ascoltata, ogni tanto rubata. Presa dall’oceano dei suoni e rimodellata mettendo a fattore comune le rispettive visioni del mondo. Difficile vederli imbracciare strumenti musicali, per qualcuno sarebbe un ossimoro; al posto di chitarre, bassi e batterie c’è il computer, il nuovo strumento folk. È la scheda madre che mette insieme fono-architetture costruite per abbandonare l’orbita terrestre: tagliano, cuciono, saldano, ricoprono di inattualità dadaista rumori, field recording, voci, campioni. La loro predicazione artistica è fornire un metodo universale per esplorare in profondità luoghi, persone, storie: carotando i nuclei di antropologie remote, ma partendo da quelle più vicine e familiari. Tecno come techne (dal greco tέχνη = “il saper fare”) dunque la tecnica artigiana, Zaclén come Carlo Brighi, l’inventore del liscio, personaggio totem della semiotica sentimentale dei Tecno Zaclén.
